Liberamente tratto dal romanzo “IL CIRCO CAPOVOLTO”, di Milena Magnani. Edito FELTRINELLI.
STILE: Lettura con musica ed effetti sonori.
PROGETTO E DRAMMATURGIA: Di Palo Davide, Marco Pejrolo
con: Di Palo Davide
KeK CIRKUSZ è una favola di campi e di confini.
Di scatole di ricordi e di presente, di margini invalicabili tra diversità, eppure di volontà e rispetto quando un gesto le supera.
E’ la storia di uno e di molti, di grandi e piccoli, di acrobati e mangiafuoco, senza la poesia dei carri, iimersi nei rifiuti dell’Impero che li ha vinti.
E’ un invito a una cena povera ma imperdibile.
E’ la storia di Branko, “di mestiere ho montato ponteggi”, scappato dall’Ungheria un inverno, con un camion e 10 scatoloni in cui, dice, è nascosto un circo.
Un circo senza animali né panche, senza tribune e spettatori.
Un circo scampato alla persecuzione nazista, Porrajmos. Dal Kosovo.
Da ogni guerra.
La nuova casa di Branko e del suo circo diventerà un campo di Rom, dove cerca riparo.
Troverà Senija e altri bambini, seduti attorno al fuoco, ad ascoltare la sua storia e quella del suo “circo in scatola”.
E in quel campo disadorno, freddo, duro, seminerà la speranza che il tendone di quel circo si apra un’altra volta, per mano di bambini cresciuti in fretta, senza la poesia.
E’ una favola di sangue e di vendetta, che si sdraia e giace tra il presente, uguale a troppi passati, e l’infinito.
Favola che inizia già finita, dalla cui fine sgocciola un futuro possibile.
Libero adattamento dal romanzo “Il Vangelo secondo Pilato”
di Eric-Emmanuel Schmitt
con: Marco Pejrolo e Laura Fogagnolo
allestimento scenico Fratelli Garnero
regia di: Marco Pejrolo e Davide Di Palo
“Ecco, scruto la notte.
Il cielo è di un nero feroce. Il vento mi porta un odore di morte, un odore di gabbia dei leoni.
Tra qualche ora conoscerò l’esito della mia scommessa.
Tra qualche ora si saprà se sono davvero il testimone di mio Padre o se non ero altro che un pazzo. Uno di più.”
“Odio Gerusalemme. Quella che si respira qui non è aria, bensì un veleno che dà alla testa. Tutto diviene eccessivo in questo dedalo di viuzze fatte non per trovare il proprio itinerario ma per perderlo, in questi budelli dove, invece di circolare, si finisce per sbattere l’uno contro l’altro. E tutto intorno un bailamme di linguaggi di marca orientale che sembrano fatti apposta perché non ci si capisca. Si grida troppo all’aperto, all’interno si sussurra troppo. La città emana il fetore dell’ipocrisia e delle passioni represse. Ecco cos’ho trovato quando ho accettato d’essere il prefetto della Giudea.
Odio Gerusalemme. Ma c’è qualcosa che odio ancora di più: Gerusalemme durante la Pasqua.”
Pilato
Libero adattamento dal romanzo “Amsterdam” di Ian McEwan
con: Marco Pejrolo, Davide Di Palo e Diego Spini
allestimento scenico Fratelli Garnero
costumi Lorraine Cecco
regia di: Marco Pejrolo e Davide Di Palo
“Sì, a una sola condizione: che tu sia disposto a fare lo stesso con me”.
E’ lecito distruggere un uomo politico, sia pure spregevole e privo di scrupoli, attaccandolo sui segreti più intimi della sua vita privata? E un artista, per difendere la propria ispirazione, è autorizzato a ignorare una persona che sta rischiando la vita?
Un intreccio aspro e splendente. Una amicizia salda che si misura con il gesto estremo di lealtà. Il futuro di un importante uomo politico compromesso dalle indiscrezioni sulla sua vita privata. Una donna che lega a sé indissolubilmente il destino dei tre protagonisti. Una sinfonia grottesca sull’odio e sulla vendetta.
Uno spettacolo che colloca la vicenda tragica dei suoi personaggi in un isolamento quasi claustrofobico in cui il pubblico si adagia seguendo docilmente lo scatto inesorabile della trappola tragica, inaspettata e crudele. Una finestra dalla quale affacciarsi a contemplare il deserto morale nel quale colpevolmente sediamo ogni giorno.
Libero adattamento dalla commedia di Carlo Goldoni
con: Silvia De Blasio e Giovanna Galli Righi
allestimento scenico Fratelli Garnero
costumi Lorraine Cecco
regia di: Marco Pejrolo e Davide Di Palo
“Commedia in tre atti in prosa rappresentata per la prima volta in Venezia nel carnevale dell'anno 1760
L'AUTORE A CHI LEGGE
Rusteghi in lingua Veneziana non è lo stesso che Rustici in lingua Toscana. Noi intendiamo in Venezia per uomo Rustego un uomo aspro, zottico, nemico della civiltà, della cultura, del conversare. Si scorge dal titolo della Commedia non essere un solo il Protagonista, ma varii insieme, e in fatti sono eglino quattro, tutti dello stesso carattere, ma con varie tinte delineati...”
Così Carlo Goldoni introduce la sua commedia. Un capolavoro di comicità, una perfetta macchina teatrale affidata questa volta all’interprertazione di due sole attrici: insomma sulle scena come nella commedia, a dispetto dei burberi ammonimenti da parte degli uomini, chi guida davvero il gioco sono le donne.
